domenica 13 marzo 2016

RECENSIONE: DIMMI CHE TI DISPIACE di DAWN FRENCH

Buonasera paginette, ^^

Come state? 
Arrivata alla fine di questa giornata comincia la mia disperazione... non voglio pensare che domani si ricomincia! ç.ç
Oggi ho finalmente finito il romanzo di Dawn French, "Dimmi che ti dispiace" e devo darmi due pacche sulla schiena da sola! Perchè? Ve lo spiego subito...

Titolo: DIMMI CHE TI DISPIACE
Autore: Dawn French
Editore: Leggereditore
Genere: Narrativa
Pagine: 304
Data di pubblicazione: 28 marzo 2013
Sinossi 

Chi occupa la stanza numero 5 del reparto di terapia intensiva? Un'amante ineguagliabile? Una donna egocentrica senza pari? Una martire altruista? Una cattiva madre? Una sorella amata? Una moglie egoista? Ciascuna di loro. Silvia Shute è una donna forte e risoluta, ma improvvisamente deve arrendersi al fatto che la sua vita abbia subito una battuta d'arresto. Nel suo passato si cela un oscuro e terribile segreto, e ora che è priva di coscienza in un letto d'ospedale, l'incessante flusso di visitatori sembra alternarsi per svelare il mistero di una vita spezzata. Silvia giace lì, vittima dei suoi cari, della noia, dei mormorii. Che le piaccia o no, la verità sta per farle visita. Come avvenne in passato...



Avete presente quando cercate di mettere in moto la macchina e quest’ultima proprio non vuol saperne di accendersi, facendovi entrare in quella strana dimensione spirituale in cui vi chiedete: “ci riprovo o no? Aspetto o giro la chiave? Sarà la batteria oppure è un guasto? Ok, calma! 5 minuti e
riprovo”... Folle, piede su pedale frizione, giro la chiave e … VRROOOM! E’ andata, si parte!


Ecco, questo più o meno è quello che ho provato leggendo questo romanzo di Dawn French, “Dimmi che ti dispiace”.
E’ la storia di Silvia Shute, una donna che giace in stato di coma, e di come la sua famiglia e la sua migliore amica, l’assistono e la vegliano durante quelle ore difficili e forse “definitive” della sua vita.
Ma chi è Silvia? E’ proprio durante queste ore che lo si scopre. Ciascuno dei visitatori ce la racconta a modo proprio, a secondo del rapporto che aveva con lei e quello che ne esce non è un quadro confortante.
Il lato più doloroso è forse quello che riguarda Silvia come moglie e madre. Appare subito chiaro che Ed, l’ex marito, è uscito piuttosto malconcio e ancora non del tutto “guarito” dalla fine del loro matrimonio, arrivata in modo brusco e improvviso, 5 anni prima. Forse i suoi sentimenti per lei sono ancora forti, ma ancor più forte è l’istinto di autoconservazione dell’uomo, che ha capito troppo tardi che in quella relazione c’era qualcosa di sbagliato.
Ed amava troppo Silvia, una donna energica, piena di vita, decisa, caparbia e che ben presto aveva finito con lo stancarsi di quell’uomo che con lo scorrere del tempo era passato dall’essere “ingenuo” dell’inizio all’essere “scemo” della fine. Una fine che Ed aveva accettato e incassato, facendosi carico del suo dolore e di quello dei loro figli, Jamie e . Suo figlio, una volta cresciuto, ha continuato a tenersi a distanza dalla donna seguendo la carriera militare e sua figlia, dopo che la madre l’aveva sbattuta fuori di casa perché incinta a 16 anni, riesce ad avvicinarsi a lei solo ora che è ridotta in quello stato, ma il suo è più un atto dovuto. Lo fa per dar forza a suo padre in un momento così delicato, per sua figlia Willow affinché possa conoscere, seppur in tragiche circostanze, quella nonna che non ha mai incontrato e che forse non conoscerà mai e per sé stessa, per potersi guardare e dirsi “ci ho provato, fino all’ultimo ci ho provato”. Il rapporto di Silvia con la sorella maggiore Jo non cambia registro, anche tra loro due, seppur nate da circostanze diverse, esistono dinamiche di amore e odio, dove appare chiaro che è la sorella minore quella che alla fine predomina e vince. L’unica che sembra voler bene a Silvia è la sua migliore amica Cat, la sola che sembra apprezzare realmente la donna e conoscerla a fondo. Cat la ricopre di attenzioni e sembra avere per Silvia un attaccamento quasi morboso, un attaccamento iniziato molti anni addietro e che da un semplice rapporto tra medico e paziente, è sfociato in un’amicizia esclusiva e al limite del malato che ha condotto le due donne ad allontanarsi da tutto e tutti. Non mancano poi le cure di Tia, la domestica indiana di Silvia che, seppur a modo suo, cerca di guarirla con sapori e rimedi alquanto discutibili e Winnie, un’infermiera multitasking che prende molto a cuore il suo ruolo non dimenticando mai, ed è questo il suo punto di forza, il lato umano.
Giunta quasi alla fine mi chiedevo quale direzione intendesse prendere la French. Era ormai chiaro che Silvia non fosse una santa anzi, a dirla tutta era una donna alquanto egoista e arrogante, l’unico mistero che rimaneva da chiarire era l’incidente e le sue dinamiche e da qui l’improvvisa svolta sul giallo della scrittrice. Avevo già intuito che il suo precipitare non fosse stato casuale e avevo un potenziale indiziato, ovviamente il maggiord...



Sempre prendendosela molto comoda, la French ha dato ragione alla mia deduzione, ora mi chiedo… c'era realmente bisogno di tirarla tanto per le lunghe?
Apprezzo i romanzi in cui i sentimenti sono messi in primo piano, dove la psicologia ha un ruolo di prim'ordine e quando a parlare è il cuore e non la ragione, ma abusare di tutto ciò per più di tre quarti di un romanzo quando è chiaro - fin dall'inizio - che per tutti la signora Silvia Shute è una grandissima…
lo trovo esagerato! “Dimmi che ti dispiace” è un romanzo scritto bene, con attimi emozionanti e a tratti divertente, ma questo e il fatto che alla fine la figura di Silvia è in qualche modo rivalutata non sono bastati a farmelo amare. Quindi, per tornare alla domanda iniziale sul perchè dovevo darmi due pacche da sola sulla schiena, la risposta non era per averlo letto bensì per essere RIUSCITA a leggerlo... fino alla fine!


dal suo sofà
con un "aspetta! Ora che ci penso forse..." in testa (la spiegazione nei prossimi giorni)
la vostra

   

2 commenti:

  1. Ciao! Questo romanzo non mi ha mai ispirata molto, ma iniziando a leggere la tua recensione mi sono detta che forse avevo sbagliato io a evitarlo, invece andando avanti ho capito di aver fatto bene, i romanzi lenti non mi piacciono molto >.<

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    1. Per carità!L'ho trovato di una lentezza unica! >.<

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